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Kuki Gallmann è la scrittrice che, in anni più recenti rispetto alla grande Karen
Blixen, ha scritto un libro altrettanto meraviglioso sul Kenya “Sognavo
l’Africa”. Ha scritto inoltre anche “Notti africane”
e “Il colore del vento”.
Kuki Gallmann
è figlia dello scrittore – medico – esploratore e archeologo trevigiano
Cino Boccazzi. Dopo un matrimonio giovanile di breve durata – da cui
nacque il primo figlio Emanuele Pirri – si trasferì in Kenya negli
anni tra il 1970 e il 1972, al seguito del secondo marito Paolo Gallmann,
(di origine svizzera, esperto di agraria) da sempre innamorato dell’Africa.
La scrittrice subisce immediatamente il fascino di quella terra e decide
di stabilirsi qui definitivamente. La coppia visita i posti migliori
della regione, finchè decidono di acquistare una tenuta nella regione
di Laikipia, che si estende dal monte Kenya all’orlo della grande
Rift Valley. Erano i luoghi amati dal famoso Lord Delamere, aristocratico
esploratore inglese dei primi anni del 1900: il posto abbonda di animali
selvatici, verdeggia di pascoli, si presenta ricco di colline, fiumi
e sorgenti. Qui ebbero inizio i celebri “White Highlands” dell’inizio
del secolo.
I Gallmann
acquistano la tenuta di Ol Ari Nyiro, un ranch enorme di 400 chilometri
quadrati, che si estende su colline, gole e pianure, famoso per l’abbondanza
e la varietà di animali selvatici, soprattutto rinoceronti, elefanti
e bufali; vi sono comprese savane, boscaglia, foresta, pareti rocciose,
… La scrittrice è incantata dalla bellezza e dalla vastità dei luoghi.
Vive i suoi primi anni africani come un sogno felice, alla scoperta
di un nuovo mondo, degli animali e delle loro abitudini, degli indigeni
e della loro lingua. Ma la tragedia è in agguato: nel 1980, mentre
la Gallmann è incinta di Sveva, la sua seconda figlia, il marito muore
travolto in un incidente d’auto sulla strada di Mombasa. Qualche tempo
dopo – nel 1983 – un altro lutto sconvolge la sua vita: muore il
primo figlio Emanuele, morso da un serpente. La scrittrice narra gli
eventi luttuosi con una sensibilità toccante e struggente nel suo libro
“Sognavo l’Africa” , che è tutto un canto d’amore per quelle
terre lontane.
Dopo un primo
periodo di estrema sofferenza per tragedie così grandi, la Gallmann
ritrova il coraggio di vivere. Non vuole fuggire via e arrendersi ma
decide di continuare a vivere in Africa, la terra tanto amata dai suoi
cari. In loro memoria, da vita alla Gallmann Memorial Foundation con
lo scopo di proteggere l’ambiente naturale, rispettare e conservare
le tradizioni locali, alla ricerca di un equilibrio armonioso con le
tecniche innovative. Il suo ranch diventa un’oasi di riserva per la
sopravvivenza di animali insidiati come il rinoceronte nero e gli elefanti,
in una possibile convivenza con animali domestici, piantagioni ed esseri
umani, un’armoniosa coesistenza tra uomo e natura. Nella sua
tenuta convergono scienziati e botanici, etnologi e zoologi, veterinari
ed erboristi, tutti animati da spirito conservazionista. Gli indigeni
ritrovano le abilità creative tradizionali nel Centro d’arte e artigianato,
lavorando pelli, cotone, lana, semi colorati, zucche, legno, cortecce,
radici, … Una piccola scuola tramanda la medicina delle erbe, secondo
l’uso tradizionale di semi, baccelli, cortecce d’albero e piante
a scopi terapeutici. Si cerca di ritrovare e conservare tutto
il patrimonio e l’identità di un popolo che è indifeso di fronte
all’invadenza della civiltà consumistica della plastica e del nylon.
La riserva continua ad essere anche oggi un angolo prezioso del Kenya.
Dal suo libro
“Sognavo l’Africa” è stato tratto il film omonimo, interpretato
da Kim Basinger e Vincent Perez , del 1998, regia di Hugues Hudison.
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